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Passi di interviste con le storie
dimensione normativismo: Killer

un avvocato deve difendere chiunque per qualunque reato
(risposte che dichiarano improprio ogni giudizio etico da parte di un avvocato)

Una disoccupata trentenne di Cècina (Livorno), laureata in legge: "L’etica dell’avvocato è di prescindere da considerazioni di ordine globale sulla persona. Un buon avvocato non si dovrebbe porre problemi etici di questo tipo."

Un 27enne di Lodi, appena laureato in ingegneria, militare di leva: "Deve difenderlo; altrimenti il giorno dopo non si dovrebbe nemmeno presentare in ufficio!"

Un 29enne di Latina, titolare di una pizzeria: "Quel giovane avvocato non conosce bene il suo mestiere. Se un avvocato non riesce a superare la sua coscienza non può fare quel mestiere."

Un 26enne disoccupato di Ostuni: "A un avvocato non è richiesto di interpellare la propria coscienza: la legge e l’etica sono due cose completamente diverse."

Un ricercatore torinese di 41 anni: "Difenderei il killer perché sarebbe una sfida alla mia professionalità."

doveva difenderlo per lo spaccio di droga, visto che era stato contattato per fare quello
(risposte che delimitano il problema con un appiglio tecnico per non affrontare la questione etica scottante)

Una insegnante 51enne di Camerino (Macerata): "L’avvocato ha avuto una confidenza che l’altro non avrebbe dovuto fare, quindi deve difendere lo spacciatore di droga ma non il killer."

Un 32enne di Fisciano (Salerno), titolare di un negozietto di elettricità: "E’ vero che c’è un problema morale molto forte, ma l’avvocato è stato contattato nella sua funzione."

Un direttore didattico friulano di 56 anni: "Devo comunque separare un mio giudizio, che potrebbe anche essere morale, da un procedimento che salvaguarda anche i diritti di questa persona."

la deontologia professionale vieta all’avvocato di denunciarlo; come volontario lo denuncerei

Un fiorentino 24enne, studente di ingegneria: "Il giovane avvocato è una persona che ha scelto di fare quella professione giurando di mantenere il segreto professionale. Però, se il killer me lo viene a dire spontaneamente ed io non ho obblighi, e lui lo sa che non ho obblighi, a quel punto lo denuncerei."

Una casalinga pratese di 51 anni, ex commessa in una farmacia: "Se non ci sono leggi che me lo vietano, preferisco privilegiare l’idea di liberare il mondo di un killer".

Un avvocato siracusano di 48 anni, consigliere comunale per Alleanza Nazionale: "Io nella mia vita professionale ho difeso veramente chiunque, ma non ho mai voluto difendere per reati sui bambini. Una volta mi è capitato non sapendolo, io difendevo due per droga e in questa situazione si è innestato il fatto raccapricciante di una madre che addirittura drogava la figlia e la usava insieme al convivente per giochi pornografici. Mi sono trovato dentro questo fatto delittuoso dopo che io li difendevo per droga, quindi mi sono trovato un processo diverso e l’ho dovuto portare avanti. Però se nel mio studio si presentano persone che hanno questo tipo di reato io glielo dico prima che non li difendo. Ma per il resto io non faccio il sacerdote".

[non lo denuncerei perché avrei paura / non sono affari miei]

Una 31enne romana, segretaria d’azienda: "Starei zitta, ma non per un obbligo morale. Obbligo morale nei confronti di uno che ammazza su commissione? Starei zitta per paura di essere ammazzata anch’io."

Uno studente universitario 27enne di S. Giorgio a Cremano (Napoli): "Anche per via anonima non può denunciarlo; il killer penserebbe subito che è stato l’avvocato a cui l’ha raccontato. L’avvocato morirebbe per incidente automobilistico o con tre colpi nella schiena."

Un 25enne magazziniere fiorentino: "Non sono fatti miei. Se non è stato individuato come killer vuol dire che chi doveva fare il suo dovere ha sbagliato."

denunciare il killer è un servizio che si rende a tutta la società; di fronte a questo, anche la deontologia di un avvocato deve cedere
(risposte che mettono in prima fila i pericoli che corrono altri individui)

Una casalinga di 61 anni, della campagna vicino Como: "Devi difendere anche gli altri; non hai il diritto di mettere a rischio altri per una tua remora morale."

Uno studente fiorentino 24enne: "Non terrei conto del segreto professionale; non è che il killer abbia tenuto conto di tanti altri diritti, uccidendo delle persone."

Una 54enne di Capo d’Orlando (Messina), dirigente scolastico: "Nel momento in cui per gravi motivi ha rinunciato a difenderlo non è più tenuto al segreto professionale. La deontologia deve prevedere la possibilità di denunciare un killer, i cui diritti trovano un limite nel diritto degli altri alla vita".

l’etica personale prevale sulla deontologia professionale; per questo lo denuncerei anche se fossi avvocato
(risposte che fanno prevalere la ripugnanza etica personale nei confronti di un killer)

Una romana di 59 anni, che ha abbandonato la professione di avvocato per non sottostare alla deontologia professionale: "Se lo spacciatore gli ha detto di essere un killer in confidenza considerandolo un amico e non un avvocato, allora ha ragione la fidanzata in quanto viene a cadere il segreto professionale."

Una 54enne di Capo d’Orlando (Messina), dirigente scolastico: "Nel momento in cui per gravi motivi ha rinunciato a difenderlo non è più tenuto al segreto professionale. La deontologia deve precedere la possibilità di denunciare un killer, i cui diritti trovano un limite nel diritto degli altri alla vita."

Una contadina friulana di 72 anni: "Non me ne importa niente se si è confidato. Le cose malfatte bisogna dirle."

Una romana 60enne, assistente di asilo: "mi sono sempre domandata come fanno gli avvocati a difendere gente come quella".

Un trentenne di Conegliano Veneto (Treviso), responsabile degli acquisti in un’azienda: "Io ho la mia norma morale, che naturalmente è applicabile al singolo caso in base agli eventi, perché non è fissa, in quanto è morale; la norma giuridica è una norma fissa e quindi c’è un contrasto. Ogni volta che sono in contrasto decide la norma morale".

Una pensionata di 67 anni del Sulcis (Cagliari), ex agente assicuratore: "Una cosa che mi ha sempre sconcertata è perché vengano difesi quelli, come questo killer, che hanno confessato spontaneamente. Perché agli avvocati i killer raccontano tutto e poi gli avvocati difendono questi criminali."

Una casalinga di Bressanone di 43 anni: "L’avvocato non è un sacerdote!"

Un 64enne di Colorno (Parma), ex pilota dell’Alitalia: "Il dovere di un avvocato di mantenere il segreto a qualunque costo mi suona un pochino come il segreto che deve mantenere il confessore. Siccome sulla confessione, e sui segreti mantenuti così, ho delle remore fortissime, perché sono esclusivamente miranti ad esercitare un potere occulto, allora non approvo queste considerazioni; io sono più per il diritto naturale che per il diritto positivo".

non lo denuncerei né da avvocato né da volontario, perché quello che conta per me non è la norma formale, ma l’obbligo morale verso una persona che si è confidata con me contando sul mio silenzio

Un ragioniere goriziano di 55 anni: "Se l’accusato ha rivelato tutte le cose sapendo di poter contare sulla copertura, a questo punto va rispettato."

Una ottantenne di Mola (Bari), ex commessa: "Mi frena il rispetto per questo disgraziato che si trova nelle condizioni di uccidere per denaro. In fondo è un poveretto, non è il mandante."

Una 46 enne di Mentana (Roma), alto funzionario delle FF.SS.: "Non andrei a denunciare il killer perché certi rapporti tra persone non devono essere necessariamente stabiliti da norme; ci sono delle regole non scritte che si rispettano lo stesso."

Una maestra sessantenne di Trino Vercellese: "Io agisco così anche con i miei amici; se mi confidano qualcosa io potrei camminare sui carboni accesi, ma non lo dico!"