
Maestra 25enne di Mandela, paesino vicino a Tivoli (Roma): "Ho saputo dai netturbini, che a Roma il vetro raccolto nelle campane viene messo davvero nelle discariche con i rifiuti."
Una maestra siciliana di 56 anni: "Questo è successo nel comune dove abito io. E’ stata fatta una battaglia dei cittadini perché si risolvesse questo problema, ed è stato risolto."
50enne socializzata a Mola di Bari. Insegna chimica alle scuole medie superiori: "E’ successo qualche anno fa in un paesino in provincia di Lecce Ogni mattina partivano quattro camion diversi per la raccolta differenziata dei rifiuti, ma poi hanno scoperto che li andavano a scaricare tutti insieme. Quindi, in realtà, concentravano l’inquinamento."
Una pugliese di 79 anni, ex commessa in un negozio: "E’ successo a una mia nipote maestra, che aveva insegnato ai suoi scolari a dividere la carta e il vetro. Poi ha visto coi suoi che buttavano tutto nella discarica. Speriamo almeno che le generazioni successive abbiano preso queste buone abitudini".
Una casalinga molisana di 49 anni: "E’ successo anche a me. Ho chiamato la nettezza urbana perché dovevo mettere un pacco ingombrante di carta fuori dal cassonetto per la carta. Così ho visto che loro buttavano tutto alla rinfusa dentro il cassonetto dei rifiuti"
Una milanese di 42 anni, redattrice di una casa editrice: "A Milano è venuto fuori che le cose venivano davvero mischiate. Quindi mi sono trovata davvero davanti a questo dilemma: continuare o no?"
Una 26enne di Chiavenna, esperta di problemi ecologici: "Quando sono state attivate le raccolte differenziate non c’era ancora un sistema di smaltimento differenziato, perché economicamente non era possibile attivare dei sistemi di smaltimento differenziati finché tutti non differenziavano i rifiuti, avevano bisogno di una portata grande di rifiuti differenziati; quindi prima formano una cultura e quando le portate di rifiuti che arrivano sono sufficienti per fare un impianto fanno l’impianto."
Una torinese di 72 anni, ex maestra, colta e sensibile, viene colta da un accesso di risa: "è esattamente come i dialoghi che abbiamo sempre con mio marito!"
Un poliziotto 29enne di Palmi: "La stessa discussione, con le stesse parole, tra me e mia sorella. Lei vuole fare la raccolta differenziata, e io le dico che non vale la pena perché poi alla fine buttano tutto insieme".
Una disoccupata intellettuale torinese di 25 anni: "E’ proprio quello che è successo a me col mio fidanzato! Così lui butta via tutto e io faccio la raccolta"
Uno studente lavoratore 25enne di Alessandria, impiegato in banca: "Anche a me mio padre mi dice: ‘tanto poi li buttano tutti insieme nelle discariche!’ Rispondo che non mi importa, lo faccio lo stesso. Almeno sarò stato di esempio!".
Un 28enne di Saronno, ex scout e montatore di arredamenti: "quando vedo i miei amici, anche gente che ha studiato, che butta la bottiglia nei cassoni dell’immondizia, mi dà fastidio."
Un 29enne di Latina, titolare di una pizzeria, ex attivista della destra: "La signora Verdi è come quelli che fanno manifestazioni per la pace per il gusto di farle. E’ inutile fare tanti discorsi a vuoto: il marito è molto più intelligente."
Un 26enne disoccupato di Ostuni (Brindisi), militante dell’estrema sinistra: "Dice questo perché appartiene a una fascia medio-bassa, vittima di un’erudizione televisiva di Stato che ha fatto dimenticare le lotte che erano importanti venti anni fa. La signora è plasmata dal potere."
Una romana di 31 anni, segretaria d’azienda: "La signora è ipocrita; non dice la verità nemmeno a se stessa. Oppure non crede al marito; ma allora è superficiale, perché dovrebbe approfondire."
Un procuratore legale 30enne di Vicenza: "Se scoprissi che il comune mi fa fare uno sbattimento per niente allora smetterei e butterei tutto nei rifiuti: anticiperei la mossa del Comune!"
Una casalinga di 63 anni di Porto Ceresio (Varese), ex impiegata in un albergo: "Se venissi a sapere che buttano tutto insieme, butterei tutto insieme io prima di loro!"
Una psicologa aziendale 27enne di Omegna (Verbania): "A me non viene naturale dividere la carta dal resto. Se lo faccio è per ottenere uno scopo. Se lo scopo non si ottiene, non spreco tempo e energie."
Un funzionario di polizia romano di 51 anni: "Nel mio piccolo io faccio quello che mi è richiesto; se poi c’è qualcuno nella catena che non fa il suo dovere è un problema morale suo."
Una fiorentina di 26 anni, gerente di un negozio di abbigliamento: "Anch’io faccio la raccolta differenziata. Ma non si è mai capito che fine fa questa carta e questo vetro. Però uno in buona fede cerca di dare un suo contributo alle iniziative pubbliche."
Un pensionato 54enne di Nichelino (Torino), ex addetto alla manutenzione in una grossa azienda: "Per rispetto di me stesso: vivo in campagna, e mi dà fastidio vedere tutti questi sacchetti di plastica sparsi nel verde."
Un ingegnere progettista di 32 anni di San Donato Milanese: "Si dice anche a Milano che alla fine buttano tutto assieme; però io ho continuato a farla, perché penso che andando avanti di questo passo finiremo male, soffocati dai rifiuti".
Un direttore didattico friulano di 56 anni: "Se dicono che bisogna fare la raccolta differenziata dobbiamo farla. Non mi interessa se nel mio vicinato mi dicono che sono sciocco, che poi va tutto insieme, che è inutile perché il consumo di energia per il riciclaggio inquina a sua volta."
Una 39enne di Crotone, architetto in uno studio: "Più volte ho notato che se uno butta rifiuti per terra e tu in sua presenza li metti in un cassonetto, lo metti in imbarazzo e la prossima volta può comportarsi meglio."
Un torinese di 77 anni, ex tornitore alla Michelin, vero membro dell’aristocrazia operaia : "Io le bottiglie di plastica le schiaccio prima di metterle per occupare meno spazio. Io le schiaccio davanti a tutti per fare capire che in questo modo si ingombrano meno i cassonetti."
Un’operaia metalmeccanica di 48 anni di un paesino in provincia di Napoli: "Lo farei per vivere meglio: se si fa la raccolta differenziata le discariche non si intasano di tanta roba e si può riciclare il materiale e creare altri lavori".
Un genovese 63enne, funzionario dell’amministrazione locale: "La raccolta differenziata, anche se non ha riscontro pratico, è una forma di educazione".
Una 55enne di Gallarate, che ha lavorato nell’industria tessile del marito: "E’ un’educazione civica: comincio a dare l’esempio. Chissà che si comportino bene anche altri."
Un trentenne romano che ha messo su una piccola agenzia di animazione nelle scuole materne: "Penso che sia utile abituare i cittadini alla raccolta differenziata perché se magari al presente i comuni non hanno gli strumenti o le strutture per poter riciclare, quando saranno in grado di farlo molta strada sarà già stata fatta."
Un 32enne di Fisciano (Salerno), titolare di un negozietto di elettricità: "Per diffondere la cultura della collettività. Se tutti avessimo questa cultura, sarebbe una cosa diversa."
Una 53enne di Rho (Milano), ex socia di una ditta di relazioni pubbliche: "Se i cittadini si mobilitano e formano dei comitati, fanno funzionare le cose. L’ho riscontrato tante volte."
Un 39enne di Brugherio (Varese), funzionario di una ditta di consulenza commerciale: "Lo farei perché se il comune trova masse notevoli di rifiuti differenziati, può decidere di non buttare tutto insieme perché vale la pena economicamente di fare la raccolta differenziata."
Un vigile sanitario di 25 anni di Scandicci (Firenze): "Penso che sia un segnale positivo che l'opinione pubblica darebbe a un ente pubblico che non funziona."