
Un architetto 43enne di Bergamo: "Sono situazioni di tutti i giorni, nei cantieri."
Un veneto di 44 anni, restauratore di beni archeologici per un ente pubblico: "Nei cantieri di Mestre e di Porto Marghera succede la stessa cosa. Ogni minuto volano pinze!"
Un milanese di 83 anni, ex dirigente industriale, già durante la lettura della storia esclama: "Io quando ero direttore di fabbrica dovevo andare continuamente a sorvegliare che gli operai addetti alla mola si mettessero gli occhiali. Di fronte alla mola c’erano quattro paia di occhiali, ma nessuno se li metteva dicendo che gli impedivano di vedere. In realtà lo facevano per menefreghismo."
Una studentessa pratese di 24 anni: "E’ successo al padre del mio ragazzo, che era responsabile dei lavori in un cantiere. Hanno licenziato tutti e due gli operai: sia quello che non portava il casco, sia quello che aveva lasciato una tegola sul ponteggio."
Ventitreenne casalinga di Taranto, moglie di un manovale: "quello che ha lasciato la bottiglia l’ha lasciata senza farlo apposta."
Una cinquantacinquenne di Taranto, casalinga , moglie di un pensionato: "Secondo me la colpa principale è di quello che non ha messo il casco, però anche quell’altro che ha lanciato la bottiglia da sopra non si è comportato civilmente."
Una casalinga tarantina di 46 anni, moglie di un ferroviere: "Deve proprio cadere sul casco, la bottiglia? Deve proprio cadere sulla testa? Quindi non ha colpa: l’ha messa da un lato ed è caduta".
Una 42enne di Castiglione delle Stiviere (Mantova), funzionario del comune, interrompe la lettura della storia esclamando: "I sindacalisti fanno questo? Mi meraviglia. Dovrebbe essere il contrario! Come è possibile?"
Un 52enne di Reggio Emilia, funzionario della CGIL: "Il sindacato è impegnato in maniera forte affinché le misure protezionistiche siano messe in atto."
Una trentottenne tarantina, insegnante di Lettere: "La colpa rimane sempre dell’operaio che non aveva il casco; è lui il responsabile di se stesso; ognuno deve tutelare se stesso."
Un napoletano di 53 anni, rappresentante di arredamento: "Non credo alla possibilità immediata di poter convincere quello che lascia la bottiglia sull’impalcatura a non lasciarla più, e allora intanto io comincio a proteggermi; poi cercherò a convincere l’altro a comportarsi in maniera diversa."
Un disoccupato 27enne di San Giorgio a Cremano (Napoli), studente universitario a tempo perso: "Il primo a non preoccuparsi di se stesso è l’operaio del casco; d’altronde lui può essere lo stesso operaio che ha lasciato, poco prima, la bottiglia o un altro arnese su un’altra impalcatura."
Un architetto quarantacinquenne di Taranto: "La vita appartiene a noi stessi, e dobbiamo essere noi stessi a tutelarla. Se io ci tengo alla mia vita è naturale che il casco me lo metta. Tu non te lo metti? Peggio per te, te ne vai all’altro mondo."
Un napoletano di 36 anni, laureato in psicologia, insegnante: "E’ più responsabile chi porta il casco. Io sono responsabile verso me stesso più che verso gli altri. Io mi identifico con quello che ha avuto la bottiglia in testa, penso che potevo mettermi il casco e non ‘perché hai messo la bottiglia lì?’."
Una cesenate di 25 anni, impiegata in un ufficio di consulenza fiscale: "Era la pellaccia sua; quindi la colpa è di quello che non sai è messo il casco".
Un contadino salentino di 25 anni: "E’ più facile trovare uno che non tiene agli altri che uno che non tiene a se stesso. Quindi è più grave il comportamento dell’operaio senza il casco."
Una ventiquattrenne casalinga tarantina, moglie di un impiegato : "poteva capitare a chiunque di lasciare un oggetto qualsiasi, non solo la bottiglia; chiaramente se le misure preventive del lavoratore sono quelle di portare il casco in testa, e allora perché non devono usarlo? poi si lamentano quando succedono le disgrazie."
Un modenese di 37 anni, dirigente di consorzio agrario: "Esiste una regola che è quella di mettersi il casco; la regola è più importante di quella che può essere una leggerezza da parte di chi lascia la bottiglia."
Una ferrarese di 36 anni, insegnante di lettere: "Il più responsabile è quello che non si è messo il casco... L’abbandonare una bottiglia può essere una disattenzione, il mettere il casco è una norma di sicurezza."
Una studentessa universitaria sarda di 22 anni: "Quello che non si è messo il casco, perché viene meno a una norma di sicurezza. Indipendentemente dal fatto che l’altro ha lasciato la bottiglia, lui dovrebbe portare il casco."
Un ravennate trentenne, laureato in chimica e ricercatore ENICHEM: "E’ sempre più responsabile quello che non porta il casco. Il casco bisogna portarlo; ci sono tanto di cartelli!"
Un 69enne di Molinella (bassa bolognese), dirigente di cooperative: "L’operaio che gira senza casco fa vedere in modo conclamato che lui delle norme se ne frega"
Un laureato in agraria 45enne di Castel d’Argile (BO), supervisore del settore concimi di un consorzio agrario: "Io ritengo che sia più responsabile chi non si mette il casco in testa, perché la legge lo impone".
Una psicologa aziendale 27enne di Omegna (Verbania): "Quello che va in giro senza casco viola la norma. Uno non può controllare se gli altri seguono le norme. Se sai che ti possono cadere delle cose in testa e farti male, devi metterti il casco. Non è l’altro che deve stare attento a non far cadere le bottiglie: a volte può capitare."
Un trentenne sardo, insegnante di filosofia ai licei: "In generale starei alle regole: se nella fabbrica è obbligatorio mettersi il casco ed è vietato lasciare oggetti è giusto che obbediscano!"
Un 31enne di Urbino, impiegato amministravo in comune: "C’è una tendenza generale a non rispettare la norma, ma questo è atteggiamento comune a tutti coloro che sono sottoposti a delle norme: nella natura umana c’è sempre il tentativo di ignorare e o aggirare le noie."
Una romana di 31 anni, segretaria d’azienda: "Il clima lassista lo provocano gli stessi operai non rispettando i regolamenti!" Un’insegnante abruzzese di 39 anni: "Noi italiani siamo abituati a violare i divieti se nessuno ci controlla."
Un piemontese di 36 anni, capo-squadra manutenzione in un’industria di Cirié: "Conoscendo l’andazzo di quello stabilimento, dovrebbe metterne due, di caschi!"
Un siracusano di 44 anni, ex impiegato Montedison: "Vent’anni fa nelle fabbriche c’era un regime di ferro. Ora c’è troppa sciatteria. Entrano in fabbrica coi pantaloncini, con le scarpette. La fabbrica è diventata permissiva."
Una casalinga di 78 anni di Mola (Bari): "Gli operai sono esseri che non si controllano, e se si comportano così hanno bisogno di qualcuno che li guidi."
Un piccolo imprenditore anconetano di 44 anni: "Se fossi un giudice considererei chi ha la colpa: e la colpa è di chi ha lasciato la bottiglia. Se non avesse lasciato la bottiglia non sarebbe successo niente."
Un avvocato siracusano di 42 anni: "Quello che lascia la bottiglia causa un danno; poteva anche farlo a un collega che portava il casco. In ogni caso, quello è l’evento determinante, che causa l’incidente."
Un romano di 31 anni, impiegato in una ditta di marketing: "L’oggetto lasciato lì diventa qualcosa di non controllabile."
Un 32enne di Fisciano (Salerno), titolare di un negozietto di elettricità: "Se cade un martello da 20 metri, il casco serve a poco."
Una 54enne di Capo d’Orlando (Messina), dirigente scolastico: "Se uno vuol nuocere a se stesso, è libero di farlo. Ma non nuoccia agli altri!"
Una casalinga mantovana di 60 anni: "Lo dice anche il Vangelo di non far male al prossimo!"
Un tecnico elettronico forlivese di 43 anni: "Le garanzie sociali tipo quelle di non prendere una bottiglia in capo non ce le deve dare esclusivamente un’autorità ma deve essere il senso di responsabilità di una persona."
Una casalinga tarantina di 33 anni: "Non si deve lasciare una bottiglia in bilico sapendo che può cadere in testa a qualcuno."
l’operaio della bottiglia è un irresponsabile, manca di civismo (risposte di chi si mostra in grado di generalizzare la specifica situazione, usandola come argomento per una riprovazione globale del particolarismo di quell’operaio)
Una casalinga tarantina di 33 anni: "Non è una cosa civile lasciare una bottiglia in bilico anche se vuota, sapendo che può cadere in testa a qualcuno. Questa è inciviltà!"
Un triestino di 60 anni, docente universitario di astrofisica: "L’operaio della bottiglia rende possibile una disgrazia; se quella disgrazia si avvera o meno è in un certo senso marginale. L’operaio è responsabile quand’anche la disgrazia non succeda."
Una studentessa 22enne di Vico Equense (Campania), figlia di un imprenditore alberghiero: "l’operaio che lascia la bottiglia è un vandalo! Da bambina, camminando con i sandaletti di pezza nel cortile di un albergo di mio padre, una bottiglia rotta mi ha tagliato un piede: hanno dovuto darmi 11 punti".
Un ligure di 62 anni, consulente giuridico di imprese petrolifere: "la testa è nata senza casco, così come le impalcature nascono senza oggetti sopra. L’operaio della bottiglia non si rende conto delle sue responsabilità, quindi è un pericolo per tutti. Oggi lascia la bottiglia, domani fa un altro gesto pericoloso".