
Un operatore sociale 29enne di Montemurlo (Prato): "Sono più quelli che si suicidano con consapevolezza che quelli che lo fanno perché sono fuori di testa".
Un piemontese di 36 anni, capo-squadra manutenzione in un’industria di Cirié: "Quando uno si suicida è perché lo pensa da tempo; non credo ai raptus improvvisi. L’anno scorso c’è stato un caso dove lavoro io: volendo si vedeva che la fine sarebbe stata quella."
Una 60enne di Volturara Irpìna (Avellino), contabile e commessa nel negozio di famiglia, non si preoccupa dei danni a terzi sconosciuti ma si preoccupa dei danni psicologici entro la famiglia; infatti dice: "A volte lasciano degli scritti così si giustificano in qualche modo, ma molte volte non lasciano nulla e si rimane con l’angoscia del perché l’hanno fatto. Non mi interessano i danni agli altri; mi interessano i danni che rimangono moralmente in seno alla famiglia".
Un contadino 25enne di Locorotondo (Brindisi): "Dovrebbe pensare alla famiglia, alle persone care. Agli estranei no, non sono fatti suoi"
Una ventiseienne educatrice di asilo nido di un paesino vicino a Trento: "Se deve pensare a qualcuno, deve pensare ai suoi cari. Gli altri non c’entrano".
Uno studente universitario teramano di 24 anni: "Se ti ammazzi fai la cosa più tragica del mondo; non ti metti a pensare agli altri. Il suicida, l’anima che vaga, lo rifarebbe due volte, anzi spera che quel tizio li perda, quei milioni."
Una ex infermiera fiorentina di 34 anni, ora disoccupata: "Io penso che un suicida non sia uno che dagli altri abbia avuto affetto, amore, attenzioni; credo che nessuno l’abbia mai considerato. Proprio per questo penso che il suicida della storia abbia fatto bene a fregarsene dei passeggeri del rapido."
Un 29enne di Latina, titolare di una pizzeria: "Penso che chi si suicida lo fa anche per un gesto dimostrativo. Se si dovesse porre il problema di non recare disturbo agli altri, non si suiciderebbe."
Un 26enne disoccupato di Ostuni (Brindisi): "In quella situazione estrema uno rinuncia a se stesso in quanto persona civile, per cui decadono tutti gli impegni."
Un venditore porta a porta di libri della Val Chiavenna (Sondrio), di 43 anni: "Il suicidio è una scelta così personale che, almeno quello, si spera di tenerlo fuori dalle statistiche. Ognuno ha il suo percorso; non c’è suicidio uguale all’altro, come nessun amore è uguale all’altro, nessuna cosa estremamente personale è uguale all’altra..."
Una pensionata di 76 anni di Trino (Vercelli): "E quelli che fanno sciopero pensano forse agli altri? Un suicida è più giustificato degli altri."
Una milanese di 43 anni, impiegata alla Lottomatica: "volete mettere una legge per regolamentare anche il suicidio?"
Una contadina friulana di 72 anni: "Quelli che perdono le ferie, o due giornate di lavoro, dovrebbero capire che quello è una persona malata, e rassegnarsi: è andata così; pazienza!"
Un tecnico elettronico forlivese di 43 anni: "Io non credo che ci siano diritti o doveri. Il suicidio non è una cosa fredda e razionale in cui calcoli; il suicidio è un gesto di estrema disperazione anche se può avere tutta una preparazione lucida. E’ impossibile pretendere di avere un risvolto logico ad un gesto irrazionale. Il suicidio va accettato per quello che è, cioè un gesto di estrema disperazione al di fuori di ogni logica, e come tale non deve avere limiti."
Un’operatrice sociale 35enne di Busto Arsizio (Varese): "Ho sempre pensato ai suicidi come a dei malati mentali".
Una casalinga di 63 anni di Porto Ceresio (Varese), ex sarta e impiegata in un albergo: "Quello si suicida all’improvviso, e non chiede pareri a nessuno".
Una 79enne di Mola (Bari), ex infermiera ed ex commessa: "Chi si suicida è talmente fuori di sé che non può pensare agli altri; se arriva a quella negazione della vita, si butta sotto il treno e basta. Chi si suicida non ha la capacità di intendere e di volere. Anche la Chiesa ormai non nega più i funerali religiosi al suicida, perché riconosce che è fuori di sé."
Una fiorentina di 23 anni, studentessa in biologia: "Uno che si suicida è per forza fuori di sé, incapace di intendere e di volere; altrimenti l’istinto di sopravvivenza avrebbe la meglio. Quindi figuriamoci se in queste condizioni una persona può pensare a cosa è giusto e a cosa non è giusto fare e alle conseguenze che può provocare. In quel momento il suicida non riesce neanche a pensare a se stesso, figuriamoci agli altri."
Una 49enne napoletana, agente di commercio: "Chi si suicida in quel momento lì ha la testa chissà come, non lo fa perché è un maleducato e non rispetta le cose. In quel momento deve avere un grosso problema per la testa, deve desiderare di non volere vivere più, a quel punto non è assolutamente in grado di gestire una cosa del genere; mi sembra anche ridicolo chiederglielo."
Un siracusano di 43 anni, impiegato tecnico all’ENEL: "Rispetto chi ha questo impulso, però se questo poi deve determinare una strage mi sembra che vada oltre a quello che è la libertà."
Un lombardo maturo: "anche se uno ha deciso di farla finita, dovrebbe tener conto che se si butta dall’alto sulla macchina di un povero Cristo e gliela distrugge non è molto simpatico".
Un 40enne bergamasco, impiegato in banca: "Anche se uno ha deciso di farla finita, dovrebbe tener conto che se si butta dall’alto sulla macchina di un povero Cristo e gliela distrugge non è molto simpatico."
Un ligure di 57 anni, caporeparto alla Fincantieri: "Ci sono quelli che si buttano nel fiume e la gente deve anche rischiare la vita per andare a salvarli."
Un pensionato 56enne di Cornigliano (Genova), ex spedizioniere: "Per qualunque azione, compreso il suicidio, ritengo che si debba sempre evitare di danneggiare gli altri."
Un anziano ex ingegnere romano: "Mi piacerebbe resuscitare il suicida per metterlo di fronte a tutti i guai che ha provocato!"
Una casalinga marchigiana di 56 anni: "Io la vedo dalla parte del cittadino che non ha fatto niente al suicida, e tuttavia ne paga gravi conseguenze."
Un milanese di 29 anni, aiuto operatore in riprese televisive pubblicitarie: "Non è giusto che, dato che non ce la fai a reggere la tua vita, ti senti in diritto di incasinare la vita degli altri."
Un impiegato di banca e sindacalista 57enne di Leonforte (Enna): "Ognuno può esercitare a pieno titolo il diritto sulla propria vita, non coinvolgendo né gli interessi né l’incolumità degli altri. Non deve coinvolgere nella sua crisi la vita di gente che non c’entra niente."
Un contadino di Sutera (Caltanissetta), 69 anni, una lunga storia di emigrazioni alle spalle: "E’ po’ come la droga: se lui vuol morire, perché glielo devo impedire? Basta che non danneggi gli altri!".
Una venticinquenne napoletana, segretaria di redazione in una casa editrice: "Come quando uno è vivo, anche quando uno muore dovrebbe rispettare gli altri. In linea di massima mi sembra giusto pensare anche a quelli che sono vivi, non coinvolgerli nella propria tragedia."
Un sessantenne abruzzese, ufficiale in pensione: "E come quando qualcuno non può uscire dal garage per colpa di una macchina parcheggiata davanti, e si mette a suonare a tutto volume. Se lui ha dei disagi, non può per questo estendere i disagi anche ad altri".
Una 55enne di Gallarate, che ha lavorato nell’industria tessile del marito: "Va bene che chi si suicida ha una tragedia personale. Ma un minimo di rispetto per gli altri dovrebbe averlo".
Una 46enne di Mentana (Roma), dirigente delle FF. SS.: "Se uno decide di levarsi di torno dovrebbe farlo nella maniera più soft possibile, senza creare danni al resto del mondo che va per conto suo. E’ una scelta drammatica e terribile, ma è una scelta personale."
Un architetto 43enne di Bergamo: "Io addirittura mi comprerei una cassa e mi ucciderei lì dentro: è una questione tutta mia e gli altri non c’entrano."
Un ventisettenne di Lodi Vecchia, militare di leva: "Mi è successo a Milano, nella metropolitana, e mi ha creato problemi. Se uno si vuole suicidare è libero di farlo, ma prenda le pastiglie come fanno tutti. In quel senso lì sono svizzero anch’io!"
Un’astigiana di 44 anni, segretaria in un’organizzazione sindacale: "Chi si uccide col gas non è un disperato; è un criminale. La mia libertà finisce dove comincia la tua".