
Un impiegato d’ordine di 58 anni di Torre Annunziata (Napoli): “La mattina esco, mi faccio il segno della croce; vedo quello che succede. Mangio, vado a letto. Domani è un altro giorno.”
Un romano 32enne, traduttore e interprete: “Ho la sensazione che il destino punisca i progetti a lungo termine (e poi non sono in grado di farne di specifici).”
Un 31enne teramano, studente universitario a tempo perso: “Non riesco a fare investimenti; i soldi li spendo sempre tutti. Se faccio una spesa che mi dovrebbe durare un mese, mi dura due giorni perché mi mangio tutto subito; poi sto tre mesi senza mangiare. Sono fatto così: poco risparmiatore, poco calcolatore, poco pianificatore.”
Un’impiegata comunale 52enne di Cernusco sul Naviglio (Milano): “Oggigiorno tutto cambia di continuo. Non si può pianificare nulla. C’è una gran confusione: basta vedere il clima!”
Un trentenne disoccupato cosentino “Io vivo come Turi: frane, terremoti, incursioni di lupi. Non ho la sicurezza di niente. Vivo di giorno in giorno.”
Una veneziana 50enne, medico in una USL: “Preferisco vivere alla giornata perché così riesco a non perdere un attimo della mia vita. Il mio futuro è ora, qui in questo momento. Trovo giusto e saggio che Turi scelga di vivere alla giornata perché altrimenti la vita gli scappa fra le mani.”
Un pensionato perugino di 70 anni, ex bidello: “Io sono pittore. Se il tempo è bello, porto in campagna il cavalletto e dipingo. Sono contento così e non ho nulla da chiedere.”
Una triestina di 52 anni, gerente di un negozio di numismatica: “Vivo in questa bella città; la gente è civile; gli affari vanno bene. Perché dovrei crearmi angosce o problemi?”
Una casalinga palermitana di 39 anni: “Io sono in quella situazione di frane, di alluvioni, però non mi arrendo mai. Io guardo sempre all’avvenire, è come se avessi sempre vent’anni”
Un artigiano lucchese di 73 anni, dotato di grande inventiva nelle cose tecniche ma autodidatta: “Io mi sento in mezzo alle frane, ai pirati, però non mi arrendo mai. Io guardo sempre all’avvenire; è come se avessi sempre vent’anni. Tutte le cose le vedo nel futuro, tante cose: progetti, quello che farò... e ho sempre speranza di fare e di riuscire.”
Un messinese di 32 anni, agente di assicurazioni: “Tendo a investire per il futuro, non a consumare immediatamente quello che ho. Anche perché ognuno ha una responsabilità verso se stesso e verso gli altri e non deve andare a un bel momento a dire: ‘Sto combinato male, aiutatemi!’.”
Una padovana di 48 anni, che lavora in una ditta di import-export: “Se vedo che è una situazione con difficoltà insormontabili, lascio perdere. Investo quando so che ci sono delle buone possibilità.”
Un pensionato friulano di 55 anni, ex ragioniere nelle ferrovie: “Investo perché credo nell’uomo e nella sua dignità; l’uomo deve fare delle cose in previsione di raggiungere degli scopi, individuali o collettivi. Vivere alla giornata non mi torna; lo vedo come un vivere inutile.”
Una pugliese di 79 anni, ex sarta: “Tendo a investire per il futuro, non a consumare immediatamente quello che ho. A me la formica non mi è mai stata simpatica perché alla fine non ha dato niente a quella poveretta. Anzi io, ti dirò, vorrei fare la formica per potermi trovare nella possibilità di aiutare la cicala.”
Una milanese di 42 anni, redattrice di una casa editrice, ex quadro del PCI in URSS: “Ho vissuto in un paese che faceva piani quinquennali e anche ventennali, e la cosa mi era molto confacente, molto affine al mio carattere”