
Un 28enne di Saronno, montatore di arredamenti: “Quella gente lì, esperti, consulenti, è tutta gente che prende dei gran soldi senza concludere nulla.”
Un torinese di settantasette anni, ex tornitore alla Michelin, vero membro dell’aristocrazia operaia: “Quando il mio titolare è andato in pensione ha offerto a me di rilevare l’azienda, ma conoscendomi non ho accettato perché io sono capace di lavorare e lavoro bene e molto; però non ho le capacità imprenditoriali anche a piccoli livelli. Lo so!“
Un edicolante genovese di 33 anni, ex operaio: “Non è detto che se arriva l’esperto poi la cosa funzioni. Chi me lo dice, a me?”
Un dirigente di azienda barese di 62 anni: “Gli anni che mi consentirà questa agevolazione dovrebbero servire proprio per una ricerca di mercato, per studiare bene il futuro sviluppo dell’azienda. Un imprenditore avveduto deve utilizzare l’opportunità che ha in quel momento per svilupparsi ulteriormente.”
Un geometra tarantino 24enne: “Anni fa hanno speso milioni per degli autobus Mercedes, che sono abbandonati nel deposito...”
Una 39enne di Crotone, architetto in uno studio: “Al Sud la gente ha sempre avuto paura di rischiare, ma quando è andata altrove ha saputo rischiare. Penso che sia venuto il momento di rischiare anche al Sud.”
Un’astigiana 34enne, segretaria in una struttura di recupero per handicappati: “Ho un po’ di difficoltà ad accettare che la risoluzione dei problemi debba sempre e comunque arrivare dalle istituzioni.”
Un veneto di 44 anni, restauratore di beni archeologici per un ente pubblico: “E se troviamo un imprenditore che non è amico della giunta regionale? Chi lo assiste?”
Una cinquantenne pugliese, insegnante di scienze naturali alle medie superiori: “L’agricoltura italiana è andata in malora proprio per queste sovvenzioni statali: ‘Se coltivate meli vi diamo tot a melo!’ allora giù tutti i peschi e tutti i campi a melo. Se uno vuole veramente che una nazione cresca civilmente, culturalmente, deve per forza pensare a lunga scadenza e non a breve scadenza. L'assistenzialismo non è creativo.”
Un ingegnere progettista di 32 anni di San Donato Milanese: “Penso che restare sul mercato solo grazie agli aiuti pubblici, cioè di fatto uscire, non dia una grande soddisfazione.”
Un direttore didattico friulano di 56 anni: “Gli aiuti pubblici dovrebbero essere dati ad altri settori come quello della cultura.”
Un ingegnere navale napoletano di 54 anni: “Penso che un imprenditore ha investito tutto nella sua azienda e quindi vuole metterla in grado di fronteggiare anche futuri mercati; altrimenti non farebbe neanche l’imprenditore! Penso che sia proprio nella mentalità dell’imprenditore il voler rischiare per reggere alla concorrenza. Nel momento in cui queste caratteristiche scompaiono viene meno proprio la figura dell’imprenditore.”
Una 55enne di Gallarate, che ha lavorato nell’industria tessile del marito: “Il vero imprenditore non lavora per fare soldi, ma per amore della sua azienda. Per lui è come un figlio. Rischia perché vuole ingrandirla.”
Un 29enne di Latina, titolare di una pizzeria: “L’imprenditore è una persona che deve rischiare. Chi non ha la capacità di rischiare deve fare l’impiegato, non l’imprenditore.”
Un 32enne di Fisciano (Salerno), titolare di un negozietto di elettricità: “Un imprenditore che non prende rischi non va lontano. Il commercio non è matematica pura.”
Una romana di 31 anni, segretaria d’azienda: “Un imprenditore deve avere un certo slancio. Se viene meno l’entusiasmo con cui ha messo su quell’attività, non vale la pena di continuare!”
Un impiegato di banca teramano di 52 anni: “La garanzia della Regione non servirebbe altro che a prolungare l’agonia di un’azienda che non ha una risposta nel mercato. Meglio rischiare in proprio, e magari un domani riesumare questa vecchia produzione tradizionale e tenerla come prodotto di nicchia, ma non come prodotto principale.”
Un negoziante di alimentari di 74 anni di Visso (Macerata): “Quando ho preso il negozio io, non si faceva una lira...”
Un 39enne di Brugherio, funzionario di una ditta di consulenza commerciale: “Ristrutturerei perché cambiando si può produrre innovazione con ritorni vantaggiosi per tutto il settore.”
Trentenne di Conegliano Veneto (Treviso), responsabile degli acquisti in un’azienda: “Non è sempre vero che il rischio è nella natura dell’imprenditore; basta guardare in Italia i monopolisti che ci sono, tipo Berlusconi ed altri, che non rischiano niente; li hanno sempre salvati.”
Una sessantenne casalinga sassarese, ex infermiera: “C’è in giro una stanchezza di questi finti imprenditori!”